Un buon bicchiere di
rosso? E’ il farmaco dei farmaci
Firenze. Gli ultimi studi sul vino in una
relazione del noto farmacologo Hartmut Glossman. Purché in modiche quantità e
dopo i 30 anni, previene cancro, diabete, alzheimer, allunga la vita e aiuta il
sesso. La vite una pianta medicinale? Il vino un farmaco naturale? Sì, purché
buono, rosso, bevuto con moderazione e mai prima dei 30 anni, abbassa i rischi
di prendersi il cancro, previene diabete e alzheimer, bilancia insufficienze
cardiovascolari, aiuta l’attività sessuale e addirittura allunga genericamente
la vita.
Parola di Hartmut Glossman, docente
alla Medical University di Innsbruck, farmacologo e biochimico clinico di fama
internazionale, che ieri in Palazzo Vecchio ha riferito sui risultati dei suoi
studi più recenti agli 800 partecipanti al congresso mondiale della Society for
Medicinal Plant Research in corso fino a giovedì a Firenze
(www.farmacia.unifi.it/gacongress2005.html).
Health Benefits of Wine, i
benefici effetti del vino sulla salute. Questo il titolo senza equivoci della
sua relazione, rinforzata da un intervento complementare (Herbal Medicine and
Wine) di un altrettanto ben noto collega della Medical University di Innsbruck,
il professor Michael Popp, patron della multinazionale tedesca Bionorica leader
nel settore delle piante medicinali, nonché cultore della dieta mediterranea e
da qualche anno appassionato vigneron sotto il sole di Majorca.
Non è
affatto vero che l’alcol fa sempre male, ha detto Glossman. E’ vero che whisky,
cognac, brandy, vodka, gin e superalcolici in genere possono originare molti
malanni, cancro compreso. Ma il vino, soprattutto rosso, è un’altra cosa. Il
vino può far bene, sempre, s’intende, se bevuto da adulti e in quantità
contenute. Polifenoli, tannini, resveratrolo, kamferolo e quercetina sono le
principali sostanze benefiche contenute nel vino citate dal professore. Il quale
ha ricordato due paradossi.
Il primo è che negli Stati Uniti, a dispetto
di ogni evidenza scientifica, il vino continua a essere venduto con una vistosa
etichetta che lo descrive indifferentemente pericoloso per la salute, senza
nessuna distinzione tra prodotti di qualità, di provenienza e
quant’altro.
Il secondo paradosso riguarda una recente ricerca di
carattere sanitario sulla Francia occupata da nazisti. Tra il 1940 e il 1945 il
governo militare proibì la vendita di vino col risultato che nel periodo
calarono sensibilmente i morti per cirrosi e altre cause riconducibili
all’alcolismo, ma ancor più sensibilmente aumentarono tutti gli altri tipi di
morti (ovviamente senza considerare le vittime della guerra).
Glossman ha
ricordato una delle ultime ricerche dell’Università di Seattle in cui si
dimostra che modiche quantità di vino abbassano il rischio di cancro ai polmoni
e alla prostata. Ha insistito sui nuovi studi sul diabete mellito, una vera
pandemia del 20° secolo, secondo i quali il vino rosso in modiche quantità può
agire beneficamente in termini di prevenzione. E ha ricordato che a fronte di
una scarsa efficacia di tutti i farmaci anti alzheimer oggi sul mercato, ci sono
ormai ben cinque studi clinici a dimostrare che un consumo moderato di vino
rosso diminuisce del 50% le possibilità di ammalarsi.
Infine una serie di
dati, diagrammi e immagini per dimostrare due fatti felici e divertire
l’auditorio: 1) che il tasso annuo di mortalità tra 55 e 75 anni è assai più
basso tra chi beve un po’ di buon rosso, mentre si impenna oltre lo standard tra
chi beve troppo; 2) che il bicchiere giova eccome alle prestazioni sessuali del
maschio in età, favorisce la circolazione e il flusso verso zone spugnose,
garantisce insomma ottime erezioni. Sempre se di modiche quantità si tratta.