Il vino è un aiuto contro le malattie…
Per
individuare i primi esperimenti sulle azioni antisettiche del vino dobbiamo
tornare fino al 1892, quando A. Pick mise del vino in
acqua contenente i vibrioni del colera e, dopo 5 minuti, la miscela risultò
perfettamente potabile.
Da allora le sperimentazioni del vino su
virus e batteri continuarono, coinvolgendo i microrganismi del tifo, dissenteria
e colibatteri.
L’azione è imputabile agli antociani, sostanze polifenoliche
che si combinano con le proteine batteriche ostacolandone la riproduzione ed
esercitando una azione antibatterica. Questa caratteristica è riscontrabile
soprattutto nei vini rossi, in particolare grazie al loro tipo di vinificazione
con macerazione, ed in concomitanza ai primi 3-4 anni di vita, quando il vino
conserva ancora un’alta percentuale di queste sostanze, che col tempo andranno
svanendo precipitando.
Gli antociani sono fortemente presenti nelle
bucce dell’uva a bacca rossa, tuttavia la loro assunzione diretta
attraverso frutta non svolge la stessa proprietà, siccome “legati”
nutrizionalmente dagli zuccheri.
Diverse altre sperimentazioni sui batteri sono state
eseguite con altre sostanze contenute nel vino. Nel 1977, in Canada, i medici
hanno riscontrato una forte azione antivirale del vin brûlé dovuta
soprattutto alla presenza dei tannini, motivo per il quale la ricetta
di questo enolito non prevede l’uso di vino bianco.
La dimostrazione avvenne
mettendo a contatto il virus della poliomielite con il vino rosso e
riscontrandone una completa in attivazione dopo sole 4 ore.
Sostanzialmente, citando Jacques Masquelier, potremmo dire che “grazie ai tannini e agli antociani, il vino può essere considerato un profilattico eccezionale nel campo dell’igiene alimentare” (Natural products as medicinal agents, Hippokrat, Verlag, 1981).
R. Paletti, direttore dell’Istituto di Farmacologia e Farmacoterapia
all’università degli Studi di Milano, afferma che si può considerare il vino non
una semplice bevanda, ma addirittura un farmaco per le proprietà di
prevenzione e di terapia che possiede.
Questa affermazione è
talmente realistica che in Germania è stata presa praticamente alla lettera,
sviluppando un vino da vendere in farmacia.
“Il vino rafforza anche le difese organiche ed è uno strumento
dietologico, sicuramente attivo nella lotta contro i tumori maligni” (L.
Businco). La sua azione antivirale può essere inserita anche nella lotta
all’AIDS e nel settore tumorale. Grazie alla prevenzione degli agenti
antiossidanti presenti nel vino rosso le formazioni cancerogene vengono
efficacemente prevenute, come riporta anche il bollettino di “The American
Cancer Society”.
Infine, attività antinfiammatoria e chemioterapia
sul cancro è stata evidenziata anche da un’università di Chicago, in
particolare ad opera del resveratrolo, componente chimico presente ad alte
concentrazioni nel vino rosso.
Un esperimento eseguito su cellule umane in
coltura, sia normali, sia tumorali, ha dimostrato un effetto citossico in quelle
infette ed un effetto preventivo verso il DNA in quelle sane.
Non dobbiamo però dimenticare che anche il vino bianco ha effetti
antibiotici grazie all’azione svolta dai leucoantociani, appartenenti
alla famiglia dei polifenoli.
Accompagnare infatti le ostriche con un vino
bianco fornisce un ottimo scopo di protezione antibatterica.
Inoltre, secondo
lo studio scientifico, condotto dal Dipartimento di Anatomia dell’Università di
Milano e da quello di Neuroscienze dell’Università di Pisa, è ormai provato che
due sostanze naturali presenti nel vino bianco riescono a diminuire
segnali infiammatori responsabili di malattie quali l’artrite
reumatoide e l’osteoporosi: il tirosolo e l’acido
caffeico (presenti anche nell’olio extravergine d’oliva).
Sono
presenti in notevoli dosi nel vino bianco e riescono a modulare la qualità e la
quantità di particolari segnali cellulari pro-infiammatori, detti citochine;
l’effetto si ottiene unicamente a piccolissime dosi.
Quando invece tirosolo
ed acido caffeico vengono utilizzati ad alti dosaggi, il loro effetto è
nullo.
Notizia curiosa, che forse non tutti conoscono, è che nel 1986, in seguito
all’incidente nucleare di Chernobyl, alcuni ricercatori hanno deciso di
ricorrere pigmenti rosso-violetti, come ad esempio gli antociani del vino, per
cercare di stimolare la riparazione del DNA nelle cellule infette da radiazioni,
con risultati soddisfacenti.
Questo sottolinea l’uso del vino e dei
suoi componenti anche in situazioni esterne al classico consumo a
pasto.
Anche nel campo della lotta all’AIDS il vino è riuscito a ricavarsi un
segmento importante. Il magnesio potenzia infatti il sistema immunitario
costituito dai globuli bianchi ed una presenza di zinco aiuta la fase di
prevenzione alla patologia.
Il vino risulta contenere entrambi questi
componenti e anche per questo, nel XXV Congresso Mondiale della vite e del vino
tenutosi a Parigi nel 2000, è emersa una capacità di riduzione dell’80% della
replicazione del virus dell’Hiv.